
A detta della mia mamma, soffro fin dalla nascita della sindrome di Calimero: un frullato di autocommiserazione e avventure sfigate.
Crescendo, le cose non sono cambiate molto. La sensazione di inciampare nella sfiga cosmica a ogni angolo è rimasta, fedele compagna di (dis)avventure. La differenza è che ho imparato a riderci su — e a mixarci insieme letture di mondi alternativi, viaggi più o meno improbabili, serie TV viste a orari discutibili e hobby strampalati tipo il ricamo, i quesiti sull’antico Egitto, lo spazio e… i lama. Sì, i lama.
Durante uno dei miei temporali, mentre ero sotto l’ombrello a riflettere sulla mia ennesima ansia con l’ansia (I feel you Charlie Brown) — è nato melessere.
melessere è un modo per raccontare quel miscuglio di pensieri, stati d’animo, cose che mi fanno bene e cose che mi fanno strano. Un piccolo rifugio dove posso osservare quello che vivo — un viaggio, un libro, una serie, una giornata storta — e cercare dentro tutto questo un po’ di conforto.
Non sono una blogger di viaggi, né una critica letteraria. Sono semplicemente Mel: un essere umano trentenne spesso a disagio, che ogni tanto si ferma (ci prova), ride, piange, fa del sarcasmo e si chiede che forma ha oggi il proprio melessere.
Non so ancora cosa sarà esattamente questo spazio, ma d’altra parte, sarebbe strano se non fosse un melessere anche questo.
